"Quanto costa fare pubblicità su Google?" è la domanda che riceviamo più spesso da imprenditori che stanno valutando di investire online. È anche la domanda sbagliata — e chi risponde con una cifra sta indovinando, perché quella cifra non dipende da Google. Dipende dal tuo bilancio.
La domanda giusta è un'altra: quanto puoi permetterti di pagare per acquisire un cliente nuovo, restando in profitto? Il numero che ne esce è il tuo tetto. Sopra quella soglia stai comprando fatturato in perdita, anche se le campagne "funzionano". Sotto quella soglia puoi investire con tranquillità, anche se il costo per contatto ti sembra alto.
In questo articolo trovi il calcolo completo. Servono quattro numeri che hai già in azienda e circa venti minuti. Alla fine avrai una cifra da confrontare con quello che spendi oggi, e saprai in quale dei tre scenari ti trovi.
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Perché "quanto costa Google Ads" è la domanda sbagliata
Il costo per clic su Google Ads in Italia oscilla, a seconda del settore, fra pochi centesimi e diverse decine di euro. Chi cerca un idraulico e chi cerca un software gestionale per la logistica generano aste completamente diverse. Ma anche conoscendo il costo per clic esatto del tuo settore, non sapresti ancora se investire ti conviene.
Il motivo è semplice: il costo per clic è un prezzo di acquisto, non un indicatore di redditività. Un contatto da 150 euro è caro per una pizzeria e regalato per chi vende impianti industriali. La stessa campagna, con gli stessi numeri, è un affare per un'azienda e un disastro per un'altra.
In sintesi: il costo sostenibile per acquisire un cliente non si ricava dai listini delle piattaforme pubblicitarie, ma dal margine di contribuzione dell'azienda, dal tasso di chiusura commerciale e dalla frequenza di riacquisto. Sono dati interni, non di mercato. Due aziende dello stesso settore possono avere tetti di spesa che differiscono di cinque volte.
I quattro numeri che servono (e dove trovarli)
1. Il margine di contribuzione per cliente
Non il fatturato, non l'utile netto. Il margine di contribuzione è quello che resta da una vendita dopo aver tolto i costi variabili: materiali, manodopera diretta, commissioni, spedizione, costi di erogazione del servizio. È la cifra che puoi effettivamente destinare a coprire i costi fissi e l'acquisizione clienti.
Se non l'hai mai calcolato, prendi il conto economico dell'ultimo esercizio e separa i costi che crescono quando vendi di più da quelli che restano uguali. La differenza fra i ricavi e questi ultimi ti dà il margine di contribuzione totale. Diviso il numero di clienti serviti, ottieni il margine per cliente.
2. Il tasso di chiusura commerciale
Su 100 richieste ricevute, quante diventano clienti paganti? Questo è il numero che quasi nessuna PMI italiana ha sotto controllo, ed è quello che fa saltare tutti i calcoli quando manca.
Se non lo sai con precisione, un dato approssimativo tratto dagli ultimi sei mesi è meglio di niente. Contali a mano se serve: preventivi emessi, preventivi accettati. E distingui le richieste qualificate da quelle che non lo erano — il venditore di solito lo ricorda benissimo.
3. Il valore nel tempo
Un cliente compra una volta sola o torna? Se il tuo prodotto ha riacquisto o il tuo servizio è ricorrente, il margine da considerare non è quello del primo ordine ma quello dell'intera relazione. Un'azienda con contratti annuali che si rinnovano per tre anni può permettersi di spendere molto di più di una che vende una tantum.
Sii conservativo: usa la ripetizione media osservata, non quella che speri.
4. L'orizzonte di rientro
Quanto tempo puoi aspettare prima di recuperare l'investimento in acquisizione? È una domanda di cassa, non di marketing. Se hai bisogno che ogni euro speso rientri entro il primo ordine, il tuo tetto è più basso. Se puoi permetterti di recuperare in dodici o ventiquattro mesi, sale.
È il vincolo che più spesso viene ignorato, e il motivo per cui aziende profittevoli sulla carta si trovano in tensione finanziaria dopo aver scalato l'advertising.
Il calcolo, passo per passo
Passo 1 — Margine di contribuzione per cliente × quota destinabile all'acquisizione = costo massimo per cliente acquisito
Passo 2 — Costo massimo per cliente × tasso di chiusura = costo massimo per richiesta qualificata
Passo 3 — Costo massimo per richiesta qualificata × quota di richieste qualificate sul totale = costo massimo per contatto generato
La "quota destinabile all'acquisizione" del primo passo è una decisione tua, non una formula. Nella maggior parte delle PMI con costi fissi importanti si colloca fra il 20% e il 40% del margine: il resto deve coprire struttura, e qualcosa deve restare come utile. Chi ha molta capacità produttiva inutilizzata può spingersi più in alto, perché il costo marginale di servire un cliente in più è basso.
Esempio illustrativo. I valori variano completamente da azienda ad azienda: quello che conta è la sequenza dei passaggi.
Due esempi con numeri veri
Esempio A — Azienda B2B di servizi tecnici
Impiantistica industriale, commessa media 12.000 €, margine di contribuzione 25%.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Valore medio commessa | 12.000 € |
| Margine di contribuzione (25%) | 3.000 € |
| Quota destinata all'acquisizione (30%) | 900 € |
| Preventivi accettati su emessi | 1 su 5 (20%) |
| Costo massimo per preventivo | 180 € |
| Richieste che diventano preventivo | 50% |
| Costo massimo per contatto generato | 90 € |
Questa azienda può pagare fino a 90 € un contatto in ingresso e restare ampiamente profittevole. Servono in media dieci contatti per chiudere un cliente: cinque preventivi, uno accettato.
Se oggi spende 5.000 € l'anno in advertising e ne ricava 130 contatti, il costo reale è di 38 € — il 42% del tetto. Sta lavorando bene e ha spazio per più che raddoppiare l'investimento. La domanda che dovrebbe farsi non è "come risparmio", ma "riesco a gestire commercialmente il doppio delle richieste".
Esempio B — E-commerce di prodotto
Scontrino medio 85 €, margine di contribuzione 40% dopo prodotto, spedizione e commissioni di pagamento.
| Voce | Primo ordine | Su 24 mesi |
|---|---|---|
| Margine per ordine | 34 € | 34 € |
| Ordini medi per cliente | 1 | 2,3 |
| Margine totale per cliente | 34 € | 78 € |
| Costo massimo di acquisizione | 34 € | 55 € |
Qui il tetto dipende interamente dalla cassa. Se l'azienda deve rientrare al primo ordine, non può superare i 34 € — soglia difficile in molti settori e-commerce competitivi. Se ha la liquidità per aspettare due anni, può spingersi verso i 55 € e vincere aste che i concorrenti non possono permettersi.
È una differenza di quasi il 60% sulla capacità di offerta, e non dipende dal marketing. Dipende dalla struttura finanziaria.
Confronta con quello che spendi oggi: le tre diagnosi
Prendi la spesa pubblicitaria totale degli ultimi dodici mesi — includendo la fee dell'agenzia o il costo del tempo interno — e dividila per il numero di contatti generati. Confronta con il tetto che hai calcolato.
Sotto il 50% del tetto Scala
Non hai un problema di efficienza, hai un problema di volume. Ogni euro non investito è margine che lasci sul tavolo, e probabilmente a un concorrente. Prima di aumentare il budget verifica una cosa sola: la struttura commerciale regge il doppio delle richieste? Se la risposta è no, il collo di bottiglia è lì, e aumentare l'advertising produrrà solo contatti gestiti male.
Fra il 50% e il 100% Ottimizza
Sei in una zona normale e sostenibile, ma senza cuscinetto. Un aumento dei costi d'asta o un calo del tasso di chiusura ti porta sopra soglia. Il lavoro utile qui non è tagliare la spesa: è alzare il tetto migliorando il tasso di conversione della pagina di destinazione, la qualificazione delle richieste e la velocità di risposta commerciale. Rispondere a una richiesta in dieci minuti invece che in due giorni cambia il tasso di chiusura più di qualsiasi ottimizzazione di campagna.
Sopra il 100% Fermati
Stai perdendo margine su ogni cliente acquisito, e aumentare il budget accelera la perdita. Questa è la situazione in cui l'errore più comune è cambiare agenzia: nella maggior parte dei casi il problema non è chi gestisce le campagne, ma un disallineamento fra prezzo, margine e canale. Prima di rifare tutto, verifica se il problema è nel margine (prezzi troppo bassi), nella chiusura (commerciale) o nel canale (stai comprando un pubblico che non è il tuo).
Le cose che falsano il calcolo
Prima di fidarti del risultato, controlla questi quattro punti. Sono i motivi per cui il numero che esce non corrisponde alla realtà.
- Conversioni gonfiate. Se il tracciamento conta come conversione ogni clic sul numero di telefono, ogni apertura del form e ogni visita alla pagina contatti, il tuo costo per contatto apparente è molto più basso di quello reale. Conta solo le richieste che sono arrivate in azienda come persone con cui hai parlato.
- Contatti non qualificati nel conteggio. Curriculum, fornitori, richieste fuori zona e curiosi non sono contatti commerciali. In alcuni settori sono un terzo del totale. Se li conti, sottostimi il costo reale del 50%.
- Attribuzione al canale sbagliato. Un cliente che ti ha conosciuto tramite passaparola e ha cercato il tuo nome su Google prima di chiamare non è un cliente acquisito dalla pubblicità. Le campagne sul nome della propria azienda gonfiano i risultati in modo sistematico: sono utili a presidiare, non a misurare.
- Costo di gestione escluso. Se paghi una fee mensile all'agenzia, o se una persona interna dedica dieci ore al mese alle campagne, quel costo fa parte dell'acquisizione. Escluderlo è il modo più semplice per convincersi che tutto funziona.
Se scopri di non poter fare questo calcolo perché non sai quante richieste diventano clienti, hai trovato la cosa più importante dell'articolo. Il problema non è nelle campagne: è nel fatto che nessuno sta chiudendo il cerchio fra marketing e vendite. Finché quel dato manca, ogni decisione sul budget pubblicitario è una scommessa — e nessuna agenzia, per quanto brava, può ottimizzare verso un obiettivo che non è misurato.
Cosa cambia con l'automazione delle piattaforme
Un motivo in più per fare questo calcolo oggi: Google e Meta hanno spostato quasi tutte le decisioni di offerta sull'automazione. L'algoritmo non decide quanto vuoi pagare un cliente — impara a inseguire l'obiettivo che gli hai indicato.
Se gli dici di massimizzare le conversioni e le tue conversioni includono clic sul telefono e visite alla pagina contatti, ottimizzerà per produrre esattamente quelle. Con precisione crescente, mese dopo mese. Il tetto che hai calcolato serve proprio a questo: diventa il valore da comunicare alla piattaforma come obiettivo di costo per acquisizione, ed è l'unico modo per far lavorare l'automazione nella direzione del tuo conto economico invece che di una metrica di superficie.
Domande frequenti
Quanto costa fare pubblicità su Google per una PMI italiana?
Non esiste una cifra valida in generale, perché il costo dipende dal settore, dall'area geografica e dalla competizione sulle singole ricerche. La domanda utile è quanto puoi permetterti di spendere: si calcola partendo dal margine di contribuzione per cliente, dividendolo per il tasso di chiusura commerciale e correggendolo per la quota di contatti qualificati. Il risultato è il tetto massimo per contatto, e va confrontato con quello che spendi oggi.
Qual è un buon costo per contatto?
Un costo per contatto è buono quando resta sotto il tetto sostenibile calcolato sui numeri della tua azienda. In un'azienda B2B con commesse da 12.000 euro, 90 euro a contatto può essere un ottimo risultato. In un e-commerce con scontrino da 85 euro, lo stesso valore porterebbe a una perdita su ogni ordine. I benchmark di settore servono a poco proprio per questo motivo.
Quale budget minimo serve per iniziare?
Il vincolo non è una cifra assoluta ma la quantità di dati necessaria a prendere decisioni. Servono abbastanza contatti al mese per distinguere un andamento da una coincidenza: come regola pratica, un budget che genera meno di dieci richieste mensili non produce informazioni sufficienti a ottimizzare. Calcola il tuo costo per contatto atteso e moltiplicalo per dieci: quello è il minimo realistico per il tuo caso specifico.
Perché aumentare il budget non aumenta i risultati in proporzione?
Perché la domanda su una ricerca è finita. Superata la quota di impressioni disponibile sulle parole chiave davvero in target, il budget aggiuntivo compra ricerche progressivamente meno pertinenti, con un costo per acquisizione crescente. Il segnale da monitorare è la quota impressioni: se è già sopra il 70% sulle ricerche principali, la crescita non arriva dal budget ma dall'apertura di nuovi canali o mercati.
Come faccio a capire se la mia agenzia sta lavorando bene?
Guardando una cosa sola: il costo per cliente acquisito rispetto al tetto sostenibile della tua azienda, misurato su contatti reali e non su conversioni tracciate. Un'agenzia che riporta impressioni, clic e costo per clic senza collegarli al margine sta descrivendo la propria attività, non il tuo ritorno. Chiedi il dato in questa forma: se non riesce a fornirlo, il problema è di misurazione e va risolto prima di qualsiasi valutazione sul lavoro svolto.
Vuoi il tuo numero, calcolato sui tuoi dati?
Analizziamo margine, tasso di chiusura e spesa attuale della tua azienda e ti restituiamo il costo massimo sostenibile per contatto, con il confronto rispetto a quello che stai pagando oggi. Un incontro, nessun impegno.
Richiedi l'analisiSUNET è un'agenzia di digital marketing con sede a Roma, attiva dal 2000 e Google Premier Partner. Gestiamo campagne Google Ads e Meta Ads per PMI, startup, associazioni e fondazioni in tutta Italia. Gli esempi numerici di questo articolo sono illustrativi e costruiti su strutture di costo tipiche dei rispettivi settori.
Quanto puoi spendere per acquisire un cliente
Inserisci i tuoi numeri. Il calcolo è immediato e non viene salvato da nessuna parte.
Il fatturato che un cliente medio ti porta. Se acquista più volte, indica il totale nell'arco della relazione, non del primo ordine.
Quanto resta dopo i costi variabili: materiali, manodopera diretta, spedizione, commissioni. Non è l'utile netto.
Il resto copre i costi fissi e l'utile. Con costi fissi importanti si sta fra il 20% e il 40%; con capacità produttiva libera si può salire.
Su 100 trattative o preventivi, quanti diventano clienti paganti.
Quanti dei contatti in ingresso sono richieste commerciali vere, al netto di curriculum, fornitori e richieste fuori zona.
Budget campagne + fee agenzia o costo del tempo interno.
Richieste reali arrivate in azienda, non conversioni tracciate.
In attesa Compila i due campi qui sopra
Con la spesa degli ultimi dodici mesi e il numero di richieste ricevute puoi vedere dove ti collochi rispetto al tuo tetto.
Il calcolo è indicativo e serve a orientare una decisione, non a sostituire un'analisi economica. I dati inseriti restano nel tuo browser: non vengono trasmessi né conservati.
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